Equi-libro

Tante volte ci sarà capitato di sentire frasi del tipo:“la cosa più difficile è trovare una via di mezzo”; il così detto giusto equilibrio.

Viviamo nella società dell’eccesso, che grava con il proprio peso anche negli ambiti più basilari. Come ad esempio il nostro modo di esprimerci.

La comunicazione odierna spesso s’impadronisce di termini che definirei esagerati.

Tendiamo a sfondare muri utilizzando vocaboli fortemente sopra le righe, con lo scopo d’innalzare così il livello emozionale del nostro messaggio.

Muri, il più delle volte i nostri interlocutori sono veri e propri muri. Cataste di mattoni incastrati tra loro, saldati probabilmente dagli eccessivi stimoli esterni che costantemente ci bombardano.

E quindi ci ritroviamo ad esprimerci in maniera spropositata, a gracchiare vocaboli sguaiati, nella speranza di ricevere ascolto.

Come se lo “stare male” non fosse più abbastanza, come se servisse sentirsi “distrutti” per riuscire a valicare la lastra di pietra che riveste la percezione dell’altro.

Cerchiamo empatia e vicinanza emotiva quando spesso non riusciamo più neanche a comunicare con noi stessi, a sentirci, perché troppo impegnati ad ascoltare la vita fuori dalla finestra. Troppo concentrati sullo scorrere di mode, stereotipi e convinzioni.

Ci adeguiamo, cerchiamo di accomunarci per non stonare quanto un pois su di una camicia a righe.

Ed ecco che eccediamo, ci tessiamo sulla pelle una personalità che possa stare al passo con i tempi, che sia composta dal giusto dosaggio d’insensibilità e sfrontatezza.

La stessa che ci permette di comportarci ed esprimerci nella modalità più socialmente accettata, quella che ci rende consoni alle situazioni. Quella che ci rende “tipi giusti”.

Quella che storpia l’equilibrio delle nostre parole, che sposta il baricentro del nostro linguaggio.

Eppure basterebbe poco, per liberarci dalla schiavitù del troppo.

Basterebbe ricordare la libertà che pacatezza ed equilibrio possono concederci. Nella nostra gestualità, nel dialogo con noi stessi e con gli altri.

Doti antiche grazie alle quali potremmo equi-liberarci.

Potremmo scrivere in maniera diversa il dialogo che contraddistingue il nostro rapporto con il mondo.

Potremmo scrivere il nostro equi-libro.

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5 pensieri riguardo “Equi-libro

  1. hai fatto una riflessione che personalmente credo sia giusta…. se qualunque cosa si faccia non è eccessiva allora è come se non ci fosse.
    Noi che siamo già grandicelli (beh direi quasi vecchio ma vale anche per te) abbiamo degli “anticorpi ” ormai abbiamo un carattere fatto e finito, non ci lasciamo di sicuro condizionare più di tanto (anche se ci da socuramente fastidio questo andazzo)…. è più preoccupante oer i ragazzini, perché sono più soggetti ad omologarsi agli altti, ai “giusti” per essere accettati. Insomma, stiamo crrando una generazione di sguiati, speriamo passi prrsto di moda

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  2. Francesca, devo dirti una cosa
    La struttura del tuo blog è interessante ma un po’ artificiosa, non che copiare e cliccare sul link dei tuoi post sia difficile ma per alcuni potrebbe essere un ostacolo. Non certo per me.

    Queste le sciocchezze tecniche poi i concetti che hai delineato molto bene nel post. Il virtuale è il luogo dove mantenere un equilibrio decente ( sia dal punto di vista sintattico che concettuale e comportamentale) è più difficile.
    Il virtuale non è la realtà e non è nemmeno l’assoluto, alcuni cercano di spacciarlo per tale e i ragazzi spesso ci cascano. Io sono in rete da molti anni e ne ho ricavato un’esperienza complessa: scriverne ritengo sia utile a chi frequenta le nostre pagine ma l’equilibrio di cui parli è una via lunga e piena di ostacoli. Un blog vive di contatti altrimenti diventa un’altra cosa ma i contatti possono distruggere o peggiorare un blog…sembra paradossale ma è così. Il luogo da cui ti sto commentando è l’ultima spiaggia, una specie di Antologia alla rinfusa di tutto quello che ho scritto in rete, se lo ritieni utile visitalo.
    Molti auguri

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